[L’inaugurazione dell’edificio di via Battisti nei giornali dell’epoca]
Scuola Elementare
Via Cesare Battisti
Sondrio
CENNI STORICI
Sondrio, inaugurando domenica il grandioso nuovo edificio delle Scuole Primarie, ha vissuto una giornata di intensa, vibrante spiritualità.
La città nostra ha sentito tutto il valore trascendentale della cerimonia, che la pone, al cospetto delle consorelle italiche, all’ avanguardia dell’istruzione popolare, e la circonfonde di tanta luce di poesia ideale.
Quella massa di cittadini che gremì domenica il vasto cortile della Scuola di Via Battisti ha riportato un incancellabile ricordo, perché quando si inaugura una Scuola l’animo vibra delle più pure ed alte soddisfazioni, in vista che
Sondrio tutta ha udito attraverso la parola del suo grande poeta ed educatore Bertacchi l’elevata ispirazione che soltanto
Onore perciò a Sondrio che nel grazioso palazzo scolastico ha consacrato un monumento di imperitura benemerenza, dimostrando che essa nell’opere della pace, sa tradurre il grande comandamento venutole dal cruento sacrificio della guerra.
Ed ora un po’ di cronaca della grande giornata:
Alle 10 Autorità, Associazioni e bandiere sono già raccolte nel vastissimo cortile: Nell’ampia tribuna prendono posto tutte le personalità presenti.
Ad un segnale gli 800 scolari, tutti lindi ed allineati, intonano con voci ben accordate e vibranti l’inno di Mameli e l’inno “Sorgi o tricolor bandiera”, accompagnati dalla Banda Civica.
Poscia il Segretario Capo cav. Sestini legge le adesioni pervenute:
Notevoli quella del Ministro della P.I. Gentile, del Sottosegretario dell’Economia Nazionale on. Serpieri, di S. E. il Senatore Credaro, del venerando Comm. Prof. Omobono Buzzi, degli onorevoli Jacini, Ostinelli,Venino, del Maggiore cav. Giacomi.
Monsignor Arciprete impartisce poi la benedizione.
Indi il Prefetto comm. Valle con magnifica oratoria esalta il significato altamente civile ed educativo della cerimonia ed esprime un plauso a Sondrio che non misura per la scuola i suoi sacrifici, pur di educare ed istruire le nuove generazioni.
Porta l’adesione del Governo Nazionale e chiude inneggiando all’Italia.
IL sindaco comm.Bosatta esprime tutta la sua alta compiacenza per la piena concordia de’ suoi concittadini nel nome della Scuola, fiaccola di civiltà e di progresso: Mette in particolare rilievo i grandi sacrifici che compiono i contribuenti sondriesi per l’istruzione, sacrifici che trascendono le loro stesse capacità finanziarie, ma che costituiscono per loro ragione di orgoglio e di compiacimento.
Manda un commosso reverente saluto alla venerata memoria del comm. Longoni, suo predecessore a cui spetta la prima iniziativa dell’opera grandiosa.
Ringrazia l’ing. Cav. Grazzani, che ha compilato il progetto, il cav. Ugo Benvenuti che ne ha curato l’esecuzione, punto badando a sacrifici, con suoi ottimi collaboratori Felice Massera e l’assistente Del Giovannino Pietro: Il Corpo Insegnanti, le famiglie degli scolari per la partecipazione simpatica alla magnifica riuscita della cerimonia e per la significativa spontanea offerta della somma di L.
Presenti quindi l’oratore Poeta Bertacchi, dicendo di lui come oratore e Poeta che esalta nella patria italiana, la fratellanza di tutte le patrie. Esso con la sua ispirata parola interpreterà degnamente l’esultanza odierna di Sondrio civile e patriottica.
discorso della Direttrice Didattica, signora Raggi
Ci è impossibile riassumere, come vorremmo, la mirabile orazione che è scaturita dallo spirito del Poeta: Rivendica a Sondrio ed alla Valtellina il nobile vanto per il primato dell’educazione popolare.
Tratteggia con frasi poetiche l’alto valore della scuola che è il centro ideale del pensiero: Afferma come in così splendida sede i bambini si educano al culto del bello e del vero, non solo nel piccolo meccanico concetto del leggere, dello scrivere e del far conti. Rievoca un suo lontano ricordo scolastico, la sua gioia nel vedere attraverso il microscopio una falda di neve formata da tante stelle di cristallo, e come apprese così a leggere nel grande libro della natura tutte le molteplici divine bellezze:
Bertacchi accenna poi con sublime parola alla gioia che noi proviamo rileggendo nelle lettere famigliari i pensieri, le manifestazioni dei nostri trapassati e come in questi documenti rivivono innanzi a noi le care figure scomparse, assai meglio che attraverso le effigie dei quadri.
Rappresenta del pari il valore dello scrivere attraverso i manoscritti dei grandi pensatori, giunti fino a noi dalle più lontane età, in virtù dei quali la civiltà si è evoluta, conquistando le vette più elevate dei veri umani e scientifici.
Rievoca la sua amarezza per gli insulti venutici dalla Stampa germanica all’epoca della vergogna di Caporetto, deplorando che gli intellettuali italiani non abbiano risposto.
La civilissima Alemagna rimproverava allora all’Italia di non aver insegnato l’alfabeto ai suoi figli prima di armarli e mandarli contro l’invincibile superiorità tedesca. Ma gli analfabeti d’Italia risposero come dovevano all’insulto: col motto “Monte Grappa tu sei la mia patria” mortificando ed avvilendo così sul Monte Sacro e sulle rive del Piave la tracotanza teutonica.
Il Poeta inneggia quindi con smagliante oratoria agli analfabeti d’Italia, che non saranno più tali, perché le loro fatiche, i loro sudori e il loro valore sui campi di battaglia costituiscono la riserva preziosa e una potente materia grezza a disposizione della nostra fulgente rigenerazione economica ed intellettuale.
L’enorme folla segue, come suggestionata, la calda oratoria del suo Poeta che parla coll’anima e col cuore e prorompe in un formidabile applauso, quando esso conclude, inneggiando alla Scuola ed ai supremi ideali di Patria, Famiglia, Umanità.
L’oratore è vivamente complimentato dalle autorità presenti. Si vede perfino qualche occhio luccicare di commozione.
Al Poeta Bertacchi segue
La bambina Bertoli Rosa pronuncia poi con grazia un bel discorsetto a nome delle scolaresche e presenta al signor Sindaco, la pergamena di omaggio delle famiglie e l’annesso obolo per l’acquisto del materiale scolastico.
All’albergo della Posta si è svolta poi una colazione offerta dal Comune al Poeta Bertacchi ed a un ristretto numero di invitati.
Alla colazione, inappuntabilmente servita dall’albergatore signor Vitali Giuseppe, vennero pronunciati brindisi molto elevati e significativi.
L’assessore anziano dott. Morelli ha portato il saluto del Comune, il vice Prefetto comm. Bertoldi espresse i suoi sentimenti di ammirazione per la cerimonia scolastica e ha tributato un plauso ed un vibrante grazie al poeta di nostra gente ed a Sondrio civile e patriottica.
Il commendator Vitali ha brindato a nome della Deputazione Provinciale ed infine, evocato dai commensali il Poeta Bertacchi inneggia nuovamente alla concordia degli italiani nel nome santo della scuola, ove gli spiriti si plasmano e si educano, nell’unico supremo amore della Patria e dell’Umanità.
Alla sera il palazzo appariva illuminato a festoni di lampadine tricolori. Un gran numero di cittadini si è recato durante la giornata a visitare il Palazzo Scolastico e tutti rimasero entusiasti per l’ampiezza e la signorilità degli ambienti.
Noi stessi abbiamo ammirato il bellissimo edificio e le decorazioni che le ottime nostre maestre, avevano predisposto con grande buon gusto nei corridoi e nelle aule. Con gentile e patriottico pensiero in ogni corridoio era esposto il bollettino della vittoria e l’elenco dei gloriosi caduti e varie leggende coi motti dei più illustri scrittori nostri.
Un giusto plauso ed un tributo di ammirazione dobbiamo perciò tributare alla direttrice signora Elisa Raggi Samaden, anima ardente ed entusiasta di insegnante ed educatrice, al distinto Corpo Insegnanti che furono l’anima di così splendida festa e specialmente all’ottimo Sindaco comm. Bosatta, il quale continua per la scuola l’apostolato del compianto suo genitore, alla Banda municipale ed al corpo dei Civici Pompieri che prestarono un servizio lodevolissimo sotto ogni rapporto.
Lasciando l’edificio illuminato elevammo un tacito augurio che il nuovo palazzo sia sempre il tempio sacro ed incontaminato dell’educazione civile, e che la forza del pensiero da esso riverberante sulle piccole anime, risplenda come inestinguibile face illuminando le vie delle più nobili ascensioni che onorano e glorificano questa nostra Sondrio, sentinella avanzata dell’Italia, uscita dal vulcano ardente della guerra più bella e più pura.
Siamo lieti di riportare il telegramma inviato da S. E. il ministro Gentile e la letterina degli scolari che accompagnava l’offerta dei genitori.
“Nell’ora in cui viene felicemente inaugurato grandioso fabbricato scolastico eretto non senza ingenti sacrifici per dare nuovo incremento alla pubblica istruzione giunga a codesta Amministrazione Comunale cui vossignoria è degnamente preposta, espressione mio plauso sincero mio fervido augurio.
“Le nostre mamme e i nostri babbi che vivono della nostra vita, che sorridono ai nostri sorrisi, che in noi mettono tutti i sogni e le speranze del loro avvenire, in questo giorno della nostra festa, offrono a Lei, Ill.mo sig. Sindaco, questa somma, che deve rendere più bella la scuola già bella, più lieto e facendo di bene quel lavoro che ogni giorno ci dà nuova luce alla mente e più forte bontà al core.”
Riproduciamo pure il bellissimo discorso della Direttrice Didattica, signora Raggi che pochi ebbero la fortuna di udire:
“Aggiungere io altre parole a quelle belle e gentili idealmente forti che sono state dette, sarebbe cosa vana.
Le fiaccole della fede e della opera sono ben accese in tutti noi, e l’entusiasmo, fiore magnifico della vita, fa vibrare potentemente l’animo d tutti. Ma noi insegnanti ed alunni, vibriamo ancor più perché è la nostra festa, è l’esaltazione della casa della scuola, dove noi si vive, se la vita è lavoro, dove si combatte e si spera, dove pur tra sgomenti e vittorie, tra dubbie riscosse conosciamo e facciamo conoscere l’ascesa verso il meglio, perché ogni atto di fiducia e di amore calpesta una negazione.
Aggiungere parole è superfluo. Ma permetta Ill. mo sig. Sindaco, che le offra questo modestissimo ricordo, ove abbiamo voluto firmare il nostro sentito grazie dettato dall’esultanza di veder dato alla scuola del popolo una sede veramente degna.
Non le sia discaro l’umile omaggio che porgiamo a Lei nel quale salutiamo deferenti la nostra Sondrio cara e gentile, pur nella sua parvenza di rudezza, la nostra piccola città, per noi pur grande.
Per il bene di questa noi esplicheremo le forze nostre di educatori vigili e desti che, davanti al grande compito, non tremano ma esultano, e i piccoli a noi affidati usciranno di qui ogni giorno con un po’ di luce nuova nell’intelletto, e una bontà più forte conscia e sicura nelle loro animucce belle.”